Napoli (NA). Restauro statua in bronzo di Apollo da Pompei Malibù (USA), Getty Villa, restauro della statua in bronzo di Apollo saettante, inv. 5629, dal Tempio di Apollo di Pompei conservata presso il MANN

Statua di Apollo saettante prima e dopo il restauro
Tipologia bene restaurato
Scultura - Statuaria - - Statua
Regione
Campania
Provincia
Napoli
Comune
Napoli
Localizzazione specifica
Museo Archeologico Nazionale di Napoli (inv. 5629)
Istituto-Ufficio competente
Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei
Tipologia intervento
Restauro
Tipologia finanziamento
Il Getty Villa si è fatto carico dei costi relativi al restauro, alle indagini diagnostiche ed alla mostra presso il Getty Villa
Anno/i campagna/e di restauro
2009-2011
Responsabile di cantiere
Erik Risser (Laboratori di Restauro del Getty Villa)
Responsabile scientifico
Luigia Melillo (responsabile progetto restauro) Dott.ssa Luigia Melillo per la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, responsabile del Laboratorio di Conservazione e Restauro MANN; dott. David Saunders e dott. Jerry Podany, Responsabile dei Laboratori di Restauro, del Getty Villa (responsabili scientifici)
Datazione bene restaurato: DA
199 a.C. - 476 d.C.
Datazione bene restaurato: A

Descrizione

La statua è stata concessa al Getty quale prestito di lunga durata insieme con l’Efebo di Via dell’Abbondanza inv. 143753. Preliminarmente all’intervento di restauro sono state eseguite l’endoscopia e la radiografia (fig. 1) che hanno permesso di stabilire che la statua fu realizzata con fusione a cera persa con metodo indiretto mediante l’assemblaggio di 15 elementi eseguiti e fusi separatamente.

Radiografia della statua di Apollo saettante

Fig. 1 - Radiografia della statua di Apollo saettante

Sono, inoltre, state eseguite analisi chimiche delle leghe con metodi non distruttivi (XRF, X-Ray Fluorescence; XRD, X-Ray Diffraction; ICPMS, Inductively Coupled Plasma Mass Spectrometry) che hanno attestato che la scultura è costituita da una lega terziaria con parametri riconducibili ai bronzi di età romana (Cu 76,92%; Sn 9,33%; Pb 11,98%). Un’accurata ispezione dell’interno della statua ha dimostrato, poi, che il drappo che cinge la parte posteriore del busto non è stato realizzato a parte e poi assemblato al torso, ma è stato fuso insieme con il torso stesso.
Come è noto, i frammenti della statua di Apollo furono rinvenuti a Pompei in luoghi diversi tra giugno 1817 e settembre 1818 ed in seguito, riconosciuti pertinenti alla stessa scultura, furono assemblati partendo dall’interno intorno ad una barra di ferro battuto a sezione quadrata sagomata che parte dal piede sinistro e termina all’altezza della fronte. Le parti mano a mano ricomposte furono saldate con saldatura dolce a base di piombo e stagno rinforzata con fascette di ferro fissate con viti di ottone nei punti di giuntura. Le parti assemblate furono ulteriormente bloccate all’interno della statua con sbarre di ferro fissate con viti di ottone e, in alcuni punti, con piombo fuso. Malachite e azzurrite, tipici prodotti di corrosione del bronzo antico, sono presenti solo all’interno della scultura ma non all’esterno ove la superficie varia dal rosso-marrone al nero al verde scuro. Tale situazione, unita al fatto che sono del tutto assenti tracce di lime, raspe, scalpelli, ecc., sembra indicare che la pulitura eseguita nel corso del restauro ottocentesco fu limitata alla superficie esterna della statua e che essa fu essenzialmente di tipo chimico e non meccanico. Il colore della superficie oggi visibile è il frutto di una patina intenzionale ottocentesca realizzata con pigmenti miscelati con un legante costituito, con buona probabilità, da cera d’api.
Il restauro dell’Apollo avvenne in tempi relativamente brevi considerato che la statua risulta già descritta nel 1820 da M. Gelas nella guida delle statue in bronzo esposte nel Museo Borbonico. Un discorso a parte meritano le parti terminali della clamide gettata sulle braccia.
Sia nella tav. LX del Real Museo Borbonico del 1832 sia nel disegno di Raffaele Gargiulo presente nella “Recueil des monuments les plus intéressant de Musée National” del 1862 esse vengono riportate corte e all’indietro, quasi aderenti al busto. Dalla seconda metà dell’800 in poi, invece, le parti terminali della clamide, eseguite in ottone, diventano pendenti.
Dalle informazioni finora raccolte risulta, quindi, che l’Apollo è stato oggetto di almeno due restauri: uno eseguito subito dopo il rinvenimento delle varie parti e documentato nei disegni del 1832 e del 1862 ed un altro, effettuato intorno agli anni ’70 dell’800, in cui furono modificate le parti terminali della clamide.
Nel corso del restauro effettuato presso il Getty Villa, insieme con i colleghi americani (il dott. Podany, il restauratore Risser e l’archeologo Saunders), si è valutato di riproporre l’aspetto dell’Apollo saettante quale risultava dal più antico intervento (fig. 2).

Statua di Apollo saettante prima e dopo il restauro

Fig. 2 – Statua di Apollo saettante prima e dopo il restauro

Nel corso dell’attuale restauro le parti terminali della clamide, realizzate in resina pigmentata, sono state fissate con viti di acciaio utilizzando i fori già esistenti.
A conclusione del restauro, l’Apollo è stato esposto insieme con il busto in bronzo di Artemide dal Tempio di Apollo di Pompei, inv. 4895, conservato presso il MANN, nella mostra “Apollo from Pompeii: Investigating an Ancient Bronze”, aperta al pubblico presso il Getty Villa di Malibù dal 2-3-2011 al 12-9-2011. In occasione della mostra, inoltre, il 5 e 6 giugno 2011 presso il Getty Villa si è svolto il Workshop “Restoring Ancient Bronzes in the Nineteenth Century” nel corso del quale un gruppo di specialisti di bronzi antichi hanno discusso sulle tecniche di restauro in uso nel XIX secolo attraverso esempi di restauro, ricerche d’archivio e analisi tecniche.

Luigia Melillo

Bibliografia

  • M. Gelas, Catalogues des statues en bronze exposées dans une grande sale du Musée Bourbon à Naples, Napoli 1820
  • L. Giustiniani, Guida per lo Real Museo Borbonico, Napoli 1824
  • R. Gargiulo, Raccolta de Monumenti più interessanti del Real Museo Borbonico, Napoli 1825
  • Real Museo Borbonico, Napoli 1832, tav. LX
  • R. Gargiulo, Recueil des monuments les plus intéressant de Musée    National, 1862
  • D. Monaco, Les monuments du Musée national de Naples, 1879
  • Guida illustrata del Museo Nazionale di Napoli (per cura di A. Ruesch), Napoli 1908, p. 230, n. 946
  • L. A. Scatozza, La scultura greco-romana, in Le Collezioni del Museo Nazionale di Napoli, a cura dell’Archivio Fotografico Pedicini, Roma 1989, p. 106, nn. 58-59.
  • M. Grimaldi, Il Tempio di Apollo a Pompei nella Pompeianarum Antiquitatum Historia, in RStPomp, 2009, pp. 39-48 (con bibliografia precedente)

Link esterno

http://www.getty.edu/art/exhibitions/apollo_pompeii/