Procedimenti

È possibile ricercare i procedimenti di cui, a seguito del Regolamento di riorganizzazione del MiBACT, è titolare la Direzione Generale Archeologia dalla pagina apposita del portale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Qui di seguito, si inizia a presentare una disamina ragionata di tali procedimenti, dalla quale si accede all’illustrazione di ciascuno di essi.

 

Dal collegamento presente in ciascuna denominazione di procedimento è possibile accedere a una più dettagliata spiegazione della procedura, del Servizio competente e della normativa di riferimento. E' tuttora in corsa l'aggiornamento conseguente alla nuova ripartizione di competenze all'interno del Ministero.
Con i provvedimenti che adotta, la Direzione Generale esprime la propria volontà relativa alla tutela dei beni archeologici, alla loro ricerca, gestione e circolazione.
Certamente la tutela dei beni archeologici presenti sul territorio presenta varie problematiche.
La ricerca archeologica, quando non sia compiuta dagli uffici periferici del Ministero, necessita di una autorizzazione specifica al soggetto pubblico o privato interessato per effettuare scavi archeologici: la cosiddetta concessione di ricerca.
D'altronde, il rinvenimento di un bene archeologico, se conforme alla normativa, dà diritto alla corresponsione di un premio di rinvenimento.
Altro aspetto è il controllo costante del territorio svolto dalle Soprintendenze per i beni archeologici. In questo compito impegnativo esse possono essere coadiuvate dalla possibilità di richiedere la nomina degli ispettori onorari: chi assume questo incarico svolge a titolo gratuito una attività di collaborazione con la Soprintendenza nella vigilanza sui beni e sugli scavi esistenti nel territorio di competenza.
Nel caso di interventi che modifichino il territorio, inoltre, la Direzione si esprime nell'ambito della valutazione di impatto ambientale e in relazione alla propria competenza quando i vari Enti interessati valutano di concerto tra loro l'impatto sull'ambiente e sul paesaggio di grande opere pubbliche in progetto.
In presenza di una violazione degli obblighi di protezione e conservazione del bene, alla Direzione spetta la valutazione e l’emissione dell'ordine di reintegrazione o, qualora essa non sia possibile, di pagamento d'una indennità pecuniaria.
Infine, il deposito di materiale di interesse archeologico di proprietà dello Stato presso musei di enti locali, autorizzato dalla Direzione Generale, permette di ricoverare e far esporre in Musei di Enti locali beni archeologici mobili di proprietà statale.
La normativa assegna allo Stato tutti i beni ritrovati nel sottosuolo: tuttavia rimane la possibilità che un bene archeologico sia di proprietà di un privato. Lo Stato può però entrarne in possesso attraverso specifici procedimenti.
Così, si effettua l'espropriazione di beni culturali affinché lo Stato entri in possesso di un immobile a scopo di pubblica utilità e a fini di tutela, fruizione pubblica e ricerca, corrispondendo un'indennità al proprietario.
L'acquisto in via di prelazione si ha invece quando lo Stato subentra all'acquirente di un bene culturale, comprandolo allo stesso prezzo indicato nell'atto di vendita.
Inoltre, lo Stato ha facoltà di acquistare un bene quando ne viene chiesta l'esportazione mediante l'acquisto coattivo all'esportazione.
Può anche essere un privato a proporre allo Stato la cessione di beni culturali in pagamento di imposte : esiste infatti la possibilità di cedere beni archeologici per pagare imposte dirette o di successione.
Di chiunque sia la proprietà o il possesso, la Direzione Generale si esprime riguardo alla circolazione dei beni sia nel territorio nazionale sia all'estero.
Infatti, rilascia l'autorizzazione per mostre ed esposizioni, che permette la movimentazione delle opere di proprietà pubblica e/o privata a fini espositivi, in Italia e all'Estero.
Analoga procedura è quella dell'autorizzazione per analisi o interventi di conservazione all'estero, rilasciata a seguito delle richieste di portare all'estero i beni archeologici di proprietà pubblica e/o privata per sottoporli ad analisi o interventi conservativi.