Espropriazione di beni culturali

Lo Stato può entrare in possesso di un immobile a scopo di pubblica utilità e a fini di tutela, fruizione pubblica e ricerca, corrispondendo un'indennità al proprietario.

Servizio competente: I

Normativa di riferimento:

Procedura:
In campo archeologico l'espropriazione  si realizza in genere per ricerche archeologiche complesse, sulla scorta di progetti orientati alla creazione di parchi e aree archeologiche da salvaguardare e offrire alla pubblica fruizione, e si rivolge ad immobili già dichiarati di interesse archeologico (decreto di vincolo) ed aventi un assetto urbanistico compatibile.

La proposta di espropriazione è elaborata dalla Soprintendenza competente; la Direzione Generale Archeologia la esamina dal punto di vista tecnico-scientifico e la accoglie, compatibilmente con le dotazioni di bilancio. La Direzione Generale incarica la Soprintendenza di predisporre gli avvisi di avvio del procedimento. In questa fase il proprietario interessato dal procedimento ha la facoltà di produrre osservazioni entro il termine perentorio di 30 giorni. Segue l'emanazione del decreto del Direttore Generale di dichiarazione della pubblica utilità dell'espropriazione. L'atto, previo controllo preventivo e registrazione della Corte dei Conti, viene notificato agli interessati. Divenuto efficace l'atto che dichiara la pubblica utilità, l'amministrazione notifica a norma di legge la misura dell'indennità di espropriazione.

Nei 30 giorni successivi alla notificazione, il proprietario comunica con dichiarazione irrevocabile l'accettazione dell'indennità di espropriazione. Nei successivi 60 giorni la Direzione Generale (Servizio II) provvede al pagamento dell'indennità e degli eventuali incentivi previsti agli artt. 42 e 45 del D.P.R. 327/2001, previo accertamento sulla libera proprietà degli immobili interessati. Il passaggio di proprietà al Demanio dello Stato è determinato in questo caso da un atto di cessione volontaria o dal decreto definitivo di esproprio.

Nell'ipotesi in cui l'indennità non venga condivisa dall'espropriando, la somma corrispondente viene depositata presso la Direzione Territoriale dell'Economia e delle Finanze competente per territorio. Il proprietario ha la facoltà di designare un tecnico di propria fiducia il quale, in collaborazione con il tecnico nominato dall'amministrazione ed eventualmente un terzo nominato dal tribunale competente, provvede alla determinazione definitiva dell'indennità di espropriazione (art. 21 del D.P.R. 327/2001). L'amministrazione può altresì chiedere la determinazione definitiva dell'indennità non accettata alla competente commissione provinciale per gli espropri.

Effettuato il deposito, l'amministrazione può emettere ed eseguire il decreto di esproprio.

Ai sensi dell'art. 95 del Codice dei Beni Culturali, il Ministero può autorizzare a richiesta le Regioni, gli altri Enti pubblici territoriali, nonché ogni altro Ente pubblico ad effettuare l'espropriazione di beni culturali immobili e mobili. In tal caso dichiara la pubblica utilità ai fini dell'esproprio e rimette gli atti all'Ente interessato per la prosecuzione del procedimento. Il Ministero può anche disporre l'espropriazione a favore di persone giuridiche private senza fine di lucro, curandone direttamente il procedimento.

Gli atti emessi dall'Amministrazione possono essere impugnati attraverso ricorso giurisdizionale avanti il T.A.R. competente per territorio, secondo le modalità di cui alla Legge 6.12.1971, n. 1034, o attraverso ricorso straordinario al Capo dello Stato, ai sensi del D.P.R. 24.11.1971, n. 1199, rispettivamente entro 60 o 120 giorni dalla data di notificazione dell'atto.

 

Responsabile dell'istruttoria:

Rosanna Visentin

Tel. 0667234693; email: rosanna.visentin@beniculturali.it