La parola al Direttore Malnati: il nuovo sito della Direzione

La ristrutturazione del sito della Direzione Generale per le Antichità è una necessità che gli sviluppi successivi alle riforme del Mibac hanno reso impellente, perché il compito assegnato a questo Ufficio è sempre più quello di coordinare, indirizzare e cercare di rendere omogenei, in materia di archeologia, i comportamenti degli organi periferici (Direzioni Regionali per i Beni Culturali e Paesaggistici, Soprintendenze per i Beni Archeologici). Si tratta di un compito reso più complicato dalla molteplicità delle sedi e degli interlocutori, difficile da fare comprendere all'esterno; l'opinione pubblica trova oggi sempre più difficoltà a orientarsi tra i diversi uffici, centrali e periferici del Mibac.

Per questo motivo una sede di confronto e di comunicazione pubblica è fondamentale, come pure è chiaro che il sito deve assumere un profilo nazionale, anche se esistono ottimi siti delle singole Soprintendenze per informare delle attività specifiche.

Rimandando a successivi interventi la trattazione di temi più specifici, vorrei esprimere qualche considerazione in generale sullo stato dell'arte.

L'archeologia in Italia sta attraversando una fase fortemente critica. E' un'affermazione un po' banale forse, perché potrebbe riferirsi in generale alla situazione del paese, oppure perché ogni momento storico presenta aspetti di criticità. Tuttavia, se vogliamo riflettere sulle vicende della nostra disciplina, credo non si possa negare che tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta si era avviato un processo di approfondimento teorico, in particolare per quanto riguarda la metodologia degli scavi (e lo scavo archeologico resta la base del nostro operare, che ci distingue dagli architetti e dagli storici dell'arte che fanno un altro mestiere);  contemporaneamente si procedeva ad una nuova organizzazione del Ministero, con il rafforzamento organico di tutte le Soprintendenze e l'immissione di diverse centinaia di funzionari archeologi, tecnici, restauratori.

La sistematizzazione dei metodi di scavo ha comportato un sensibile miglioramento nella documentazione degli interventi e una forte spinta all'omogeneità: la riorganizzazione del Ministero ha avuto come conseguenza una massiccia presenza dell'amministrazione sul territorio con una moltiplicazione quantitativa degli scavi, specie quelli di tutela. Non mi soffermerò sulle conseguenze ulteriori, in particolare sulla nascita (o sulla sistematizzazione) dell'archeologia preventiva e dell'archeologia professionale, che richiedono discorsi più ampi che potranno essere affrontati in futuro in questa stessa sede.

E' innegabile che dagli inizi degli anni Novanta si siano fatti molti passi indietro o, più esattamente, non ci siano stati gli sviluppi necessari.  La spiegazione non risiede soltanto nel sostanziale blocco delle assunzioni di personale qualificato nel MiBAC (che ha provocato il salto di almeno un paio di generazioni di archeologi), ma anche in un ripiegamento teorico, forse perché l'eccesso di analisi metodologica aveva messo in ombra la necessità di  pervenire a risultati concreti e ad una vera e propria svolta sul piano della normativa. Soltanto modificando nella sostanza le basi su cui poggiava la concezione della tutela archeologica nel 1939 e adeguandole alla realtà attuale era possibile appoggiare il rinnovamento della prassi operativa su solide fondamenta. Non dimentichiamo che il Regolamento del Codice dei Beni Culturali è ancora adesso in via provvisoria quello del 1913.

Per elencare alcuni dei problemi che dobbiamo ora affrontare, indico alcune delle situazioni più gravi:

  1. i cantieri di scavo si sono moltiplicati a fronte di una sostanziale riduzione del personale tecnico e scientifico delle soprintendenze; sta diventando sempre più arduo esercitare la funzione di controllo scientifico dei cantieri finanziati da committenti esterni, affidati ad archeologi che, per quanto bravi, sono pagati dagli stessi committenti e non sono tutelati professionalmente;
  2. sono ormai insufficienti i depositi del materiale archeologico, quindi la stessa conservazione dei reperti è un aspetto cruciale e mancano fondi e personale interno per i restauri;
  3. la pubblicazione sistematica dei risultati è un fatto eccezionale;
  4. l'aumento delle aree archeologiche e dei monumenti messi allo scoperto non è supportato da finanziamenti idonei per la manutenzione ordinaria e straordinaria, a fronte di una richiesta crescente per la valorizzazione dei beni diffusi sul territorio.

Potrei continuare a lungo, trattando di tematiche anche più ampie, ma proseguire non è utile in questa sede. L'importante è offrire il sito della Direzione Generale alla riflessione e al dibattito per gli archeologi all'interno e all'esterno del MiBAC, costituire cioè un luogo di incontro investendo anche le questioni che riguardano le Regioni e le Province (Sicilia, Val d'Aosta, Trento e Bolzano) che in questo campo operano in autonomia. Credo sia necessario che chi esercita o vorrebbe esercitare questa professione, che pure suscita ancora tanto fascino, faccia oggi fronte comune, perché è fondamentale prendere consapevolezza delle difficoltà reali e chiarire a noi stessi quali sono le priorità. Una la indico subito: urge pensare ad una normativa specificamente dedicata all'archeologia. Dove, se non in Italia, una Legge per l'Archeologia?

Due parole sulle immagini utilizzate nell'home page e nel logo.

La scelta di Augusto è semplice da motivare; certo non è personaggio affascinante come Cesare o Alessandro, o magari simpatico come Claudio o provocatorio come Annibale (ne sono stato tentato), ma rappresenta l'unità della prima Italia nella diversità e nel rispetto dell'eredità dei popoli italici.

L'uccello acquatico è motivo comune della protostoria italica, ma vuole anche rappresentare, in quanto simbolo del collegamento con il mondo ultraterreno, la speranza di un rinnovamento, quanto mai necessario per la nostra archeologia e per il nostro Ministero.

Luigi Malnati

Ottobre 2011